Giudici, Giovanni (ジュディチ)

2009年4月 3日 (金)

Giovanni Giudici: Tempo libero

             自由時間

夕飯の後、愛し、そして眠る
これが一番容易な道:勝手に
胃も働く、たとえワインが重くても。
君は回転し、果てはうわごとを言う。

でも誰が君を感じよう?ーー彼女は君以上に眠りこけ
明日のいつものまやかしに向かって旅している
7時の目覚まし、げっぷ、数滴の
ーまた始まりだー苦いエスプレッソ。

{訳者妄言)
ジョヴァンニ・ジュディチの詩。詩集 La vita in versi (1965) から。日常生活を誇張をまじえずに淡々と書いている。

原文は、

Dopo cenato amare, poi dormire,
questa è la via più facile: va da sé
lo stomaco anche se il vino era un po' grosso.
Ti giri, al massimo straparli.

Ma chi ti sente? --lei dorme più di te,
viaggia verso domani a un vecchio inganno:
la sveglia sulle sette, un rutto, un goccettino
--e tutto ricomincia--amaro di caffè.

2行目、5行目、8行目の sé、te, caffèが韻を踏んでいる。

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Giovanni Giudici: Una sera come tante

          沢山の夜と似た一夜

沢山の夜と似た一夜、あらためて
われわれはここで、あとどれくらいかわからないが、
7階で、いつもの喚声のあと
子供たちは眠りにつき、
子犬も眠り、子犬のうんちを
また書斎で発見した。
君は犬を新聞でたたき、鳴き声を論評する。

沢山の夜と似た一夜、僕の手つかずの
決意は、見かけは、長年かわらず、
いや、むしろより明確に、具体的になる。
キリスト教的詩を書き、そこで
司祭の教育が僕のなかの少年を破壊したことを示す。
一日最低二時間だった、
善意はたくさん、時には嘘もあった。

沢山の夜と似た一夜(死ぬまでにあと幾つ
こんな夜があるのだろう)で、何ものにも誘惑されず
つまり眠りにも、酒の欲望にも
肩にのるむなしい不安にも
また勤めの不満にもそそのかされず、
僕はもう一度問う、知りたいのだ、
いつか疲れが減り、幻想が

救済の古い希望になるなら。
あるいは僕の賤しい身体で僕は当然のこと
他のすべての人の運命を苦しむ、俗な
文学ではなく、頂点で折れる人生
徳も若さもなく。
僕らは明日はより単純な人生を送れるのだろうか?
我らの現在の苦しみには終わりがあるのだろうか?

生きていようが死んでいようが無関係、
もし我らが歴史のない私人
であるなら、新聞の読者、テレビの
視聴者、サービスの利用者であるなら。
我らは大勢で、多くの間違いを犯し、
われわれの悪徳を多くの人とともに考慮にいれる、
われわれをここで無防備にするこの灰色の無邪気では

なくて。ここでは悪は容易で善は到達しがたい。
僕を疲弊させ、そして微笑みあるいは、こうだったらという仮定
で満たされる未来への郷愁!
何年前から、満ちた川を見ていないのだろう?
いつからこの臆病のうちに身を守り
衝突することなくお行儀よくしているのだろう?
いつから恐れが善という名前になってしまったのだろう?

沢山の夜と似た一夜、僕のいつもの嘘は
言う: 明日、明日...僕らの明日は
以前からすでに昨日になっているのを知りながら。
真実はもっとずっと単純なたちを求める。
静かな専制君主は笑い、知っている:
僕を、ずっと下る道にならぶ臣下のなかに数えている。
中途半端な忠誠より、裏切るほうにずっと名誉はある。

{訳者妄言)
ジョヴァンニ・ジュディチの詩。詩集 La vita in versi (1965) から。ジョヴァンニ・ジュディチは1924年、ラスぺーツィアの生まれ。

ローマ大学の文学部を卒業後、政治やジャーナリズムに携わる。イヴレアに移住し、オリヴェッティ社で働く。ついでトリノ、ミラノにうつり、ジャーナリスト、エッセイストとして活躍。パウンドやフロスト、シルヴィア・プラスといった英語圏の詩人の詩や、プーシキンの『エヴゲーニー・オネ−ギン』」を翻訳している。

詩人および語り手は、カトリック教育をうけながら、マルクシズムを信奉しており、消費社会のなかで疎外感を味わっている。

原文は、

Una sera come tante, e nuovamente
noi qui, chissà per quanto ancora, al nostro
settimo piano, dopo i soliti urli
i bambini si sono addormentati,
e dorme anche il cucciolo i cui escrementti
un'altra volta nello studio abbiamo trovati.
Lo batti col giornale, i suioi guaìti commenti.

Una sera come tante, e i miei proponimenti
intatti, in apparenza, come anni
or sono, anni più concreti:
scrivere versi cristiani in cui si mostri
che mi distrusse ragazzo l'educazione dei preti;
due ore almeno ogni giorno per me;
basta con la bontà, qualche volta mentire.

Una sera come tante (quante ne resta a morire
di sere comee questa?) e non tentato da nulla,
dico dal sonno, dalla voglia di bere,
o dall'angoscia futile che mi prendeva alle spalle,
né dalle mie impiegatizie frustrazioni:
mi ridomando, vorrei sapere,
se un giorno sarò meno stanco, se illusioni

siano le antiche speranze della salvezza;
o se nel mio corpo vile io soffra naturalmente
la sorte di ogni altro, non volgare
letteratura ma vita che si piega al suo vertice,
sednza né più virtù né giovinezza.
Potremo avere domani una vita più semplice?
Ha un fine il nostro subire il presente?

Ma che si viva o si muoia è indifferente,
se private persone senza storia
siamo, lettori di giornali, spettatori
televisivi, utenti di servizi:
dovremmo essere in molti, sbagliare in molti,
in compagnia di molti sommare i nostri vizi,
non queesta grigia innocenza che ineermi ci tiene

qui, dove il male è facile e inarrivabile il bene.
È nostalgia di futuro che mi estenua,
ma poi d'un sorriso si appaga o di un come-se-fosse!
Da quanti anni non vedo un fiume in piena?
Da quanto in questa viltà ci assicura
la nostra disciplina senza percosse?
Da quanto ha nome bontà la paura?

Una sera come tante, ed è la mia vecchia impostura
che dice: domani, domani...pur sapendo
chee il nostro domani era già ieri da sempre.
La verità chiedeva assai più semplici tempre.
Ride il tranquillo despota che lo sa:
mi calcola fra i suoi lungo la strada che scendo.
C'è più onore in tradire che in esser fedeli a metà.

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